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USA: mai una noia!

Data pubblicazione: 06 settembre 2024

Autore: Ivan Peotta

Se non l'hai letto, lasciami che te lo racconti!
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NON CI SI ANNOIA MAI

Non sono mai stato un grande fruitore delle serie tv, le considero una potenziale forma di dipendenza, soprattutto da quando alcuni amici mi hanno raccontato di aver fatto l’alba per sapere come andava a finire. Se mi chiedete quale possa essere una serie TV avvincente, vi posso segnalare l’unica che ho visto, ovvero House of Cards, che racconta di come un politico senza scrupoli passa da mancato Segretario di Stato a Presidente degli Stati Uniti senza nemmeno prendere un voto.

In alternativa basta seguire la politica americana per non annoiarsi. Non starò qui a proporvi l’ennesima analisi di Harris contro Trump, mi limito a notare che ora Donald Trump è il più anziano candidato della storia degli Stati Uniti, come per dire che a sputare troppo in alto…


IL GIORNO DELLE ELEZIONI

Cerchiamo di capire assieme che cosa accadrà il 5 novembre, in modo da comprendere meglio quali sono i passaggi fondamentali da considerare per capire come potranno comportarsi i mercati.

Si vota il 5 novembre, che come da tradizione è il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. Il voto è di martedì perché in passato per votare spesso bisognava spostarsi dalla campagna alla città e quindi era preferibile mettersi in moto il giorno prima, quindi improponibile farlo di domenica visto il forte imprinting cristiano (puritano).


COME FUNZIONA IL SISTEMA ELETTORALE

Come molti sapranno non si vota direttamente il candidato, ma una serie di grandi elettori, anche questo è retaggio del XVIII secolo quando il popolo era molto ignorante e quindi si preferiva che venissero nominati dei grandi elettori visti come dei grandi saggi.

Ora, ognuno degli stati ha un certo numero di elettori, dato dal numero di deputati a cui si somma il numero di senatori. I deputati sono 435 e i senatori sono 100, i primi sono proporzionali alla popolazione mentre i secondi sono due per stato a prescindere dalla popolazione. Se ne aggiungono 3 per rappresentare il District of Columbia, dove si trova la Capitale Washington, visto che là ci stanno più abitanti che in Wyoming.

Il numero di grandi elettori per ogni stato è indicato nella figura che intesta questo articolo


DISPARITÀ DI RAPPRESENTANZA

Va da sé che il dato è sproporzionato. Mentre in California c’è un grande elettore ogni 720mila abitanti, in Wyoming ce n’è uno ogni 192mila. La regola è “winner takes all”, ovvero che chi vince in uno stato anche di un solo voto, prende tutti i grandi elettori.

Senza tanti fronzoli si sa già che allo stato attuale Kamala Harris ha una dotazione di base di 215 grandi elettori, mentre Donald Trump ne ha 235. Essendo i grandi elettori totali 538, vince chi arriva a 270. Questo perché ci sono stati che restano persistentemente democratici o repubblicani nel corso degli anni. California ai democratici, Texas ai repubblicani.


STATI IN BILICO

Dove focalizzarsi allora? Non più sull’Ohio! L’Ohio non è più l’Ohio, ovvero da un paio di turni elettorali non è più lo stato in cui chi vince poi diventa Presidente.

Gli stati da considerare “swing” ovvero che cambiano colore spesso, sono: Wisconsin, Michigan, Pennsylvania, North Carolina, Georgia, Arizona e Nevada. Va anche ricordato che un altro detto è “land doesn’t vote” ovvero che la terra non vota. Questo perché le rappresentazioni di solito sono come questa




Risultati elettorali 2020 per contea



in realtà, se si tiene conto della popolazione, possiamo considerare più attendibile questa mappa



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L'IMPORTANZA DELL'AFFLUENZA

Non possiamo nemmeno considerare i sondaggi a livello nazionale. Infatti nel 2016 Trump vinse contro Clinton nonostante avesse preso 3 milioni di voti in meno e nel 2020 Biden superò Trump di 7 milioni di voti. Questo proprio per quella sproporzione tra numero di grandi elettori e numero di votanti. Per essere sicuri di vincere, i democratici devono essere avanti di almeno 4 milioni di voti per sperare di vincere. Poi un gioco importante è dato dall’affluenza. Nel 2020 ha votato il 66% degli elettori, nel 2016 il 55%, stiamo parlando di circa 30 milioni di persone di differenza…


UN PO' DI STORIA E CONCLUSIONE

Riassumendo: a parte aver compreso che io passerò la notte delle elezioni davanti al computer (o alla TV), cosa dobbiamo pensare dei nostri investimenti?

Prima di tutto, una elezione negli USA non cambia improvvisamente l’economia di un paese. Il Presidente ha sicuramente la possibilità di impartire delle variazioni attraverso l’azione esecutiva, ma ricordiamo che ha come contraltare un Congresso formato da Camera e Senato.

In uno dei miei recenti articoli abbiamo visto come il mercato sia nervoso prima delle elezioni e poi, indipendentemente da chi vince, si tranquillizzi. Basta che ci sia qualcuno che guida la nazione. Inoltre al mercato piace il Presidente di un colore con un Congresso di un altro, perché questo costringe la politica a mediare, gli estremismi non hanno mai portato business.

L’ultimo caso in cui un Vice Presidente si è candidato è stato con Al Gore che perse di misura contro George W. Bush, prima di lui George H.W. Bush vinse contro uno sconosciuto Michael Dukakis. L’ultima volta che un Presidente si è ripresentato alle elezioni dopo aver saltato un turno è stato Grover Cleveland che fu il 22esimo e il 24esimo Presidente. Si tratta dell’unico caso di Presidente eletto in due mandati non consecutivi. Nessun altro Presidente che ha perso le elezioni per il secondo mandato consecutivo si è poi presentato nuovamente.

Cosa fare? Pensare di posizionarsi in vista di una vittoria piuttosto che un’altra è da incoscienti. Nessuno di noi è in grado di prevedere cosa succederà negli USA in caso di vittoria di Trump o di Harris. La cosa più intelligente da fare è restare coerenti con il proprio profilo di rischio e gli investimenti allineati allo stesso. Gli Stati Uniti non diventeranno un Paese del Terzo mondo nel corso delle nostre vite, quindi scommettere contro gli USA è potenzialmente una fonte di guai.


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